Boca Bike

Da Bocapedia.

[modifica] BUONA LA PVIMA



3-4 luglio 2010


Alle uscite del Boca siamo ormai piacevolmente abituati. C'è di che divertirsi e il tutto viene abbondantemente accompagnato da una dettagliata documentazione fotografica. Ma di questa uscita esistono solo poche istantanee.

Perchè?

Per non mostrare a tutti la terrificante e terrificata espressione di Ciccio mentre arriva a tutta velocità appeso ad una fune dopo aver sorvolato un canalone roccioso?

Per censurare la scandalosa pigrizia mattutina di Ervin e Tommy?

Per non mostrare le penose e antigieniche condizioni in cui siamo entrati in una piscina austriaca?

Anche se questi motivi da soli basterebbero a giustificare questa mancanza, la realtà è che in questa uscita è stata presentata in forma ufficiosa la "Libera Muratoria Loggia del Boca", con alcuni cenni del misterioso cerimoniale di iniziazione fatto di prove di coraggio e giuramenti, formule propiziatorie ed "uno stVano linguaggio veVamente inebViante" . Tutto questo deve rimanere rigorosamente custodito e segreto, ragion per cui l'organizzazione ha, ad un certo punto, sequestrato tutte le macchine fotografiche in dotazione alla ciurma.

Riportiamo pertanto una parziale cronaca, ricca comunque di eventi che meritano un ricordo.

Il gruppo è formato dall'organizzatore Ciccio che trascina con se Marco, Carlo, Ervin, Tartaruga e Tommy. Puntuali, arriviamo al campeggio posto in riva al lago di Dobbiaco, e veniamo invitati a scegliere a nostro piacimento una piazzola. Quella che scegliamo naturalmente non va bene perchè deve essere lasciata libera per dei camper che non ci sono, e siamo costretti a piantare la tenda in pendenza, fra radici e sassi. Pazienza, in men che non si dica, in realtà in quasi due ore, i ragazzi, seguendo le direttive del capo-campo Ervin montano una tenda capace di contenerci tutti e sei, sfruttandone opportunamente anche l'ingresso.

Le funi dello zip-line ci attendono, e siccome qualcosa bisogna pur vomitare, Tommy e Tarta preparano panini e birra calda per tutti.

Arriviamo a S. Vigilio delle Marebbe, sfoggiando quasi tutto il campionario delle mute del boca, e ci presentiamo alla reception del club che gestisce le discese. Firmiamo le solite ma pur sempre preoccupanti liberatorie, veniamo attrezzati di imbragature munite di lacci strizza-palle (vero Carlo?), e bombardiamo gli organizzatori con le solite domande sceme di chi lo sta facendo per la prima volta, ricevendo le solite risposte che ci sembrano altrettando sceme ma che in realtà rivelavano verità che scopriremo più tardi.

Ecco più o meno il dialogo:

-Noi:"E' pericolosa questa cosa?"
-Loro:"La cosa più pericolosa è arrivare in cima in auto"
-Noi:"....ehm.....sono sicure queste imbragature?"
-Loro:"Quelle non usurate sì, scusa, quanto pesi tu?"
-Carlo:"78 chili, perchè?"
-Loro:"Uhmm....no, niente......"

Dopo la rituale foto di gruppo, saliamo in macchina e ci avviamo su per una mulattiera priva di guard rail, con l'autista che viene ripetutamente disturbata da una delle nostre due guide che gli lancia in faccia acqua da una bottiglietta e palpeggia il seno, così, giusto per scherzare, mentre noi ammiriamo il bellissimo burrone giusto sotto i nostri finestrini.

Scesi dall'auto saliamo sulla piattaforma del primo albero, e proviamo a zippare sulla seconda, per un tragitto di prova di circa 100 mt. Dopodichè si inizia a far sul serio, e al grido di "a la loge!" ci si lancia a turno nel vuoto raggiungendo, dopo aver sorvolato un bel dirupo la terza piattaforma.

Di lancio in lancio, di piattaforma in piattaforma (in tutto una dozzina, per un totale di quasi 4 km di discesa) si prova a lasciare andare prima una mano (tanto si è assicurati con un gancio alla fune), poi tutt'e due, lanciando urla liberatorie. Così per tutti, ma non per Ciccio, che fino all'ultimo centimetro dell'ultima discesa non molla la presa.

L'ultimo tratto, breve ma velocissimo, spiega la preoccupazione degli istruttori verso il peso di Carlo. Infatti, più si pesa e più si prende velocità. Tutti ricorderemo il rumore dell'impatto del gancio di Carlo sull'ultimo freno, posto alla fine della fune, in prossimità dell'albero.

Finita la discesa in ordine sparso, ognuno con la propria adrenalina e le proprie emozioni da sedimentare, si torna a piedi verso la reception per consegnare le imbragature e salutare.

Alla sera, di fronte ad una buona pizza, ci si ri-racconta l'un l'altro le proprie emozioni ancora vive. Si raggiungono le tende e ci si prepara per la notte, che non sarà uguale per tutti. Infatti, dopo un racconto ninna-nanna di Tartaruga, che volgeva attorno ai suoi incontri ravvicinati con due marziane dell'altro sesso, ci si accorge della differenza fra i materassini che abbiamo in dotazione. Quello al centro, che ospita i più leggeri Carlo e Tartaruga, si sgonfia inesorabilmente nel giro di un'oretta, rovinando il sonno ad entrambi e l'umore di Carlo.

All'alba, Ciccio e Marco escono, cedono il proprio materassino ai due, circumnavigano il lago, si gustano l'alba del quinto anno del Boca, e poi vanno a Dobbiaco a prendersi un caffè per preparare la seconda lunghissima giornata.

Alla stazione dei treni di Dobbiaco si noleggiano le biciclette e ci si infila nella fiumana di ciclisti che affollano la famosa e bellissima pista ciclabile Dobbiaco-Lienz, che segue un torrente, attraversa splendidi paesini, e passa (un caso?) proprio a fianco alla fabbrica dei Loacker, aperta al pubblico che si riversa per comprare cioccolata sotto ogni forma. Vengono così soddisfatte le carenze di zuccheri di tutti. L'unico che se ne esce sconsolato è Tartaruga che lamenta invece la sua carenza di luppolo.

Si riparte, ci si ferma in un prato per una partitella a calcio fra noi, si riparte ancora di buona lena. Carlo, che rompe lo scambio marce, bloccato sul secondo leggerissimo rapporto, sperimenta per primo lo spirito di fratellanza e compattezza fra i membri della Loggia del Boca. Infatti, tutti se ne strafregano del suo problema, costringendolo a pedalare velocemente per tutto il resto del percorso ... In tutto vengono percorsi 50 km circa.

A fine tragitto, consegnate le bici, ci si accorge che nel "pacchetto" del noleggio è prevista una ulteriore entrata a scelta fra una improbabile mostra sugli attrezzi agricoli d'epoca del luogo ed una succulenta entrata in una piscina scoperta, poco distante.

La loggia antepone per una volta la propria igiene personale alla cultura e si opta per la seconda possibilità. Puzzolenti come capre, privi di un minimo di ricambi e di dignità, come degli zingari si varca l'ingresso della piscina e ci si tuffa senza fiatare nell'acqua fresca. Gli unici che resistono al richiamo dell'acqua sono Carlo e Tartaruga al quale Marco affida il proprio portafogli. Tartaruga ne fa un buon uso, convogliandolo a nozze con la propria ormai insopportabile carenza di luppolo e sgolandosi un imprecisato (meglio non indagare) numero di birre.

Dopo la meritata siesta, il treno ci riporta a Dobbiaco, ci si dirige in macchina e si fa rientro nelle nostre case.

Ultima tappa, forzata da una coda pazzesca, in una pizzeria, dove viene esposta l'intenzione di far entrare anche Tommy nella Loggia. Gli si prospettano i doveri, gli si illustrano i vantaggi. Tommy è un pesce grosso e come tale bisogna lavorare lentamente di lenza ..

Se vi siete abituati alle uscite del Boca, allora forse siete pronti per le giornate della Loggia.

E bravo Ciccio, buona la pVima!

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